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	<title>Oscar Pizzato &#187; Giuseppe Sante Bellò Marcolini</title>
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		<title>[IN CAMMINO] Capitolo 1 — Immagini Dall’Infanzia: L’Orfano</title>
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		<pubDate>Sat, 29 Sep 2012 14:00:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Oscar Pietro Pizzato</dc:creator>
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<p><a href="http://www.oscarpizzato.com/wp-content/uploads/2012/09/Senza-titolo-5.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2461" title="Senza titolo-5" src="http://www.oscarpizzato.com/wp-content/uploads/2012/09/Senza-titolo-5-228x300.jpg" alt="" width="228" height="300" /></a>ERA L’ANNO 1920, il mese e il giorno non hanno importanza. La piazzetta del popolo di Valroverina (abbreviativo <strong>Valrovina</strong>) era quasi completamente occupata da una moltitudine di gente allegra e rumorosa che riempiva tutti gli spazi, a casaccio, e si muoveva con gli accordi di una banda di guerra, portata dalla vicina città di Bassano del Grappa, evocatrice di musica ed inni che soldati e popolo cantavano durante i giorni cruciali del conflitto bellico 1915-18, da poco terminato.</p>
<p>La banda fece, ad un certo punto, una parentesi nel repertorio musicale, eseguendo la marcia reale e ciò fece immobilizzare tutti i presenti. Un’ondata di ricordi, di sofferenze, di spaventi, di atti valorosi, di esaurimento e di morte passò nel cuore e nella mente dei “reduci”, delle madri, delle spose e dei presenti, allo scorrere delle note marziali.</p>
<p><strong>Qual era il motivo di una così vistosa moltitudine?</strong> In quel momento non lo capivo; lo avrei capito in seguito. Una voce sonora, pastosa di baritono, nel silenzio che seguì l’inno nazionale, riassunse quei tre tragici anni, esaltando il valore eroico di questo o quel reggimento, nel quale avevano militato molti dei “ritornati” e quelli che non erano tornati perché caduti nel campo dell’onore. Gli ex-soldati presenti ricevevano, con una forte stretta di mano da parte del sindaco, una distinzione al merito di guerra.</p>
<p><strong>Io allora avevo cinque/sei anni.</strong> Ero presente a questa manifestazione con la mamma e i miei fratelli. Il papà era morto nell’agosto del 1916 durante un assalto e conquista di una montagna nel cordone montano del Carso, Gorizia. Era soldato del battaglione alpini di Bassano del Grappa. Con alcuni altri (39) era il grande assente in questa chiassosa cerimonia. Alcune lacrime mi cadevano dagli occhi, fiumi da quelli della mamma. <em>“No!”</em> dicevo a me stesso, <em>“papà non é assente, ci siamo noi”</em> e papà si fece presente per mezzo della voce del sindaco, fra un silenzio di morte della gente.</p>
<p><em>“Maria Marcolin in Bellò”</em>, grido la voce, <em>“Avanti!”</em>.<strong> </strong>Poi gridò i nomi di ognuno di noi, i suoi figli. Una fiammella di orgoglio entrò in me, elettrizzando la mia piccola persona.</p>
<p><strong>In quel momento non piangevo. Mi sentivo un uomo.</strong> Salii sulla pedana con mia madre e i miei fratelli. Da lì guardavo la moltitudine che misurava la mia nuova coscienza di piccolo uomo.</p>
<p>La mano del sindaco appuntò una medaglia di bronzo sul petto di mia madre, che non smise mai di piangere e dei fratelli maggiori, dei quali non ricordo le emozioni. Quando arrivò il mio turno mi raddrizzai, seguii i movimenti delle mani dell’Autorità sul mio petto contemplando inorgoglito quella medaglia che mi ricordava mio padre, mi parlava di lui, del suo valore e del suo glorioso sacrificio. Ero più felice che triste, quando scesi dalla pedana seguendo mia madre che non volle più cerimonie e soffocò tutto il suo dolore nel silenzio della sua casa.<span id="more-2460"></span></p>
<p>Cosa sarà successo a quella medaglia da quel giorno? Ho sempre pensato ad essa negli anni seguenti senza incontrare una risposta. Questa è morta per sempre con mia madre.<br />
In verità valeva quel metallo il prezzo di una vita di padre e sposo? Colmerebbe i giorni, r mesi e gli anni di una vedova e l’abbandono di quattro piccolini?</p>
<p><strong><a href="http://www.oscarpizzato.com/wp-content/uploads/2012/09/Senza-titolo-69.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-2469" title="Senza titolo-69" src="http://www.oscarpizzato.com/wp-content/uploads/2012/09/Senza-titolo-69-211x300.jpg" alt="" width="211" height="300" /></a>Avevo, come ho già detto, cinque o sei anni; mio fratello più piccolo quattro, i due maggiori otto e dieci rispettivamente; la mamma ventinove. Formavamo una casa distrutta, una famiglia a pezzi per colpa della guerra.</strong> Per quanto la mamma si sforzasse di circondarci d’affetto, di sacrifici e cose belle, mai più ritornammo ad essere completamente felici!</p>
<p>Quell’uomo gagliardo, che in un giorno di licenza in casa sua, cingeva con le sue braccia il fine corpo della sua sposa e madre dei suoi figli, sussurrandole parole d’amore, di coraggio e di speranza in un prossimo e definitivo incontro, non tornerebbe più…</p>
<p>Le mie parole di <em>“Babbino, babbino, torna presto a casa”</em>, gridate durante interi giorni da un angolo del camino guardando la lontana catena andina del Grappa, che si prolungava fino al Carso e si perdeva nell’ampio vuoto dello spazio, affondavano, lo seppi poi, il coltello lacerante del dubbio e della solitudine nel cuore della mamma.</p>
<p>Cosi la mia Vita si aprì ad un futuro senza padre, senza un dialogo fra uomini, senza la compagnia che avrebbe completato la donna nella mamma e la parte maschile nei figli. La mia vita fu dominata da allora da un’ombra che mai sarebbe arrivata a decollare in forma chiara, autentica e definita: mi feci bambino poi giovane uomo, sognatore, insicuro, indefinito…</p>
<p><strong>Cosa può fare la società per un’infanzia o per centinaia di migliaia di infanzie spezzate dalle proprie mani assassine?</strong></p>
<p>Tremendo problema degli uomini, sempre reale ed irrisolto!<br />
&#8211;</p>
<p><em>Leggi i capitoli precedenti:</em><br />
* <a href="http://www.oscarpizzato.com/?p=2325" target="_blank"><span style="color: #008000;"><span style="text-decoration: underline;"><strong>[IN CAMMINO] Prologo</strong></span></span></a></p>
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		<title>[IN CAMMINO] Prologo</title>
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		<pubDate>Sat, 30 Jun 2012 07:42:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Oscar Pietro Pizzato</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<h5>&#8220;<span style="color: #ff0000;">IN CAMMINO: Le Incredibili Avventure Di Un Missionario A Caccia Di Anime In Sud Africa [1937 – 1951]</span>&#8220;, Giuseppe Sante Bellò Marcolini — OPPIS PLANET EDIZIONI</h5>
<p><a href="http://www.oscarpizzato.com/wp-content/uploads/2012/06/Senza-titolo-66c.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-2327" title="Senza titolo-66c" src="http://www.oscarpizzato.com/wp-content/uploads/2012/06/Senza-titolo-66c.jpg" alt="" width="253" height="253" /></a>NEL CINQUANTESIMO ANNO dell’ordinazione sacerdotale e della realizzazione di un sogno, in un ambiente ideale da persona consacrata e in più da missionario, ho deciso di scrivere alcune “memorie/ricordi”.</p>
<p><strong>Sono passati molti anni da quando ho lasciato i miei cari e la patria e ho raggiunto il suolo africano.</strong> Vedo, con dolore, farsi sempre più vicino ed incalzante il pericolo della perdita d’identità, peculiare della <em>Terra swazi</em> e delle “Tribù negre” del Sud Africa e del continente africano.</p>
<p>Un universale consumismo, una convergenza di appetiti economici e politici si riversano sopra questo povero mondo negro, dove già non esistono la libertà, la spontaneità, l’indolenza del sognatore e quei sistemi e tradizioni antiche che fecero tanto apprezzabile la vita e fanno tanto ingrata la morte.</p>
<p>Durante questi lunghi anni non sono arrivato a nessuna vetta negli incarichi, nella letteratura, nelle lingue e nella spiritualità dell’ideale missionario.</p>
<p>“L’annuncio” si è esaurito, accartocciato dall’implacabile sole africano, disteso dal vento della pampa nelle valli dell’Altopiano boliviano, dall’ululare della tempesta nelle valli australi del Baker e nei canali umidi del litorale, da un’attività quasi esibizionista e da vanto personale, anche se, con un filo sottilissimo, un certo progetto misterioso e divino ha collegato la mia anima alle relazioni umane, ricostruendo l’immagine soggettiva di chi scrive.</p>
<p><strong>Se sono stato orgoglioso, ora non lo sono più e se mi dilettavano i paragoni sardonici sui miei simili, ho imparato, dolorosamente, che la vita è una cosa seria e tragica allo stesso tempo.</strong> Ho appreso nelle terrificanti distese della savana selvaggia, delle valli e dei rocciosi colli africani, la lezione dell’angoscia e del silenzio. Però come le valli e i colli racchiudono e rilasciano energie, brutture, dolore, sacrificio e bellezza, ho anche imparato a soddisfare questo concetto di bellezza: prestare parole ed espressioni nostre.<span id="more-2325"></span></p>
<p>Il mio spirito libero, individuale, non ho potuto strapparlo dalla mia carne, é tuttora integro in tutto il mio essere e nel mio pensiero. La mia maniera di scrivere è come il canto della calandra, monotono e gutturale, che si perde nell’aria estiva, in suoni brevi, fra le foschie o prima dello strascico del vento sordo, salendo perpendicolarmente verso regioni contemplative; di lì in alto, ignorando se stesso. Altre volte è il canto che ricorda altri canti, cari o spensierati e si compiace in ripetizioni, caricature e risa.</p>
<p>Cinquant’anni fa la mia mente era fresca, percettiva, viva; i movimenti del mio corpo erano agili, svelti. Il crepuscolo ha fatto cadere le mie braccia nel ricordo dei suoi movimenti.</p>
<h6>Anni fa, nell’orizzonte, ho letto una sentenza profetica, unita alla coda brillante di una cometa e diceva: “camminerai sempre, sopra la terra, fra gli uomini, dentro i tuoi pensieri”.</h6>
<p>Ora l’orizzonte si vede nebbioso, le luci ottenebrate nella lontananza del tempo e dei sensi: un sospiro di ineffabile stanchezza sorprende la natura.</p>
<p>La lingua non é quella natia. Le linee centrali, l’equatore e i paralleli della vita si sono confusi. Nel cielo rivivono gli astri dell’infanzia e nell’aria l’incantesimo della potente fragranza degli anni passati.</p>
<p>Questa è la ragione del titolo di queste memorie: “<strong>IN CAMMINO</strong>”. La veridicità di queste memorie é tanto autentica come lo è il motto del gaucho della pampa:</p>
<blockquote><p>“Se sei vero non devi cambiare direzione al tuo cammino, perché, ovunque tu vada, lì andrai con la tua anima davanti (come cavalla madrina in una mandria di cavalli)”.</p></blockquote>
<p>Non scrivo per voler che mi leggano e mi ricordino, ma perché io stesso ricordi ciò che sono stato, sia perché non sono stato un’altra persona sia perché mi compiaccia di quello che ho fatto o mi dispiaccia per la mia incapacità o poca fortuna…</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.oscarpizzato.com/wp-content/uploads/2012/06/IMG_004.jpg"><img class="aligncenter size-large wp-image-2328" title="IMG_004" src="http://www.oscarpizzato.com/wp-content/uploads/2012/06/IMG_004-1024x734.jpg" alt="" width="620" height="444" /></a></p>
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